Posta & risposta
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Posta del 19/04/2010:
Il 30 marzo scorso, il Ministro dello Sviluppo Economico ha emesso un decreto (10A04046) ad oggetto “Tariffe postali agevolate per l’editoria”, pubblicato sulla GU n. 75 del giorno seguente. Il decreto ha una valenza di un giorno (dal 30 marzo al 31 marzo) e poi contiene tutto il contrario di quanto espresso nell’oggetto. L’oggetto reca: ” Tariffe postali agevolate per l’editoria” in pratica però, il Decreto ha eliminato le tariffe agevolate per l’editoria, a far data dal 1° aprile 2010. È stato proprio un bel pesce d’aprile e pochi sono stati i media che ne hanno parlato, forse perché leggendo l’oggetto del decreto hanno pensato che nulla fosse cambiato.
Si tratta di un vero e proprio “colpo di mano”, con il quale, il Governo ha fatto decadere l’unico sostegno di cui godevano migliaia di testate giornalistiche e periodici locali e no-profit, cioè tutta l’editoria “più debole”. Viene da pensare che si tratti dell’ennesimo trucco per limitare la libertà di stampa. Con la tariffa normale, ci sono molte testate no-profit (Amnesty International, Lega del Filo D’oro, Medici senza frontiere, WWF Italia, Unicef Italia ecc.) ed altre testate che non usufruiscono di finanziamenti specifici, che hanno subito aumenti per le spedizioni fino al 500 per cento rispetto alla precedente tariffa agevolata. In tal modo l’ipotesi di una chiusura di massa della stampa locale, dei periodici informativi delle ONLUS, ecc.., appare molto concreta.
Per fortuna che l’art. 21 della nostra Costituzione cita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Ma come si fa, se tagliano i pochi mezzi che permettono di potersi esprimere e far conoscere agli altri il proprio pensiero?
Tutto questo ricorda il Decreto del 10 luglio 1924 con il quale, con la scusa dell’ordine pubblico, furono sospese le pubblicazioni delle piccole testate che più davano fastidio: La Giustizia, Il Lavoratore, L’Avanguardia, L’Internazionale, Scintilla ed a queste successivamente ne seguirono altre. Vedremo cosa accadrà nel prossimo futuro.
Posta del 11/01/2010:
Apprendo dalla stampa che qualche sindaco “illuminato” ha deciso di risolvere i problemi di bilancio e risanare le casse comunali con l’istallazione di qualche centinaio di turbine eoliche sui monti del Matese senza aver determinato alcun coinvolgimento della popolazione amministrata. Alla faccia della partecipazione e della trasparenza da sempre predicata e mai praticata! Non so chi sia stato l’ispiratore di tale iniziativa (posso solo provare ad immaginarlo) e non mi interessa più di tanto e però, mi sia consentito di dire pacatamente e serenamente a questi nostri “bravi” sindaci che hanno deciso di puntare sulle pale eoliche per ottenere risorse finanziarie extratributarie:
state sbagliando strada!
Ognuno è libero di scegliersi l’albero a cui impiccarsi (questo vale in politica e nella vita) e però, quando si governa il destino di un’intera comunità bisogna essere più attenti e più parsimoniosi di quando si paga con la tasca propria. E per far sì che tutti i cittadini possano comprendere che trattasi di una scelta profondamente sbagliata non posso far a meno di ricordare che le cosiddette “fattorie eoliche”, costituite da aerogeneratori sistemati su torri alte dai 40 ai 60 metri e con pale la cui lunghezza è circa la metà dell’altezza delle torri che possono ruotare fino a 200Km/h, hanno scatenato un allarme sociale dall’Europa agli Stati Uniti, passando per l’Italia. Non le vogliono i cosiddetti movimenti ambientalisti. E non le vogliono i contadini. Addirittura, nelle campagne britanniche è esplosa la rivolta perché ci si è resi conto che la bilancia dell’eolico pende più sugli svantaggi che sui vantaggi. Negli Stati Uniti si sta combattendo una feroce battaglia contro questi moderni mulini a vento che si vorrebbero istallare nel New England a Cape Cod, sulle coste della baia di Nantucket, dove i vip americani amano passare le vacanze estive e che di fronte ai giganti dalle braccia rotanti non hanno esitato ad alzare le barricate (capeggiati dai Kennedy e dai Clinton) per impedire di deturpare la costa atlantica e il relativo paesaggio. Dagli Stati uniti all’Europa il fronte contro le “pale” diventa sempre più ampio. In Germania (che è il primo produttore europeo di energia dal vento) ogni giorno nascono associazioni per chiedere al governo di mettere fine a questo enorme “business” che non incide minimamente sulla dipendenza energetica dal petrolio e dal nucleare. In Francia non si è esitato a denunciare che “l’eolico è un colossale inganno economico e ambientale”. E nel Sannio? Nella provincia sannita (dopo lo scempio del Fortore) c’è ancora qualcuno che vuol venderci la favoletta delle “fattorie del vento” per risolvere i problemi energetici del Paese e le esigenze di bilancio del Comune. Sono convinto che il grande Totò a lor signori non avrebbe esitato a rispondere:
“ Mi faccia il piacere”!
Da parte mia, non posso far a meno di stigmatizzare che fino a quando le cose cammineranno sulle gambe di siffatti amministratori, non credo che la provincia sannita arriverà lontano… e mi auguro che i sindaci di Pontelandolfo, di Morcone, di San Lupo, di Guardia Sanframondi, di Cerreto Sannita, di Cusano Mutri, di Pietraroia, ecc. prima o poi capiscano che il loro primo compito è difendere le nostre montagne e nessun bene è più prezioso della terra perché la salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente rappresenta la pre-condizione per qualsiasi ipotesi di sviluppo vero e duraturo del nostro territorio. Tutto il resto è solo “ciccia” per prendere in giro il prossimo e per continuare ad ingrassare tutti coloro che hanno sempre considerato il nostro Sannio come terra di conquista e di affari sulla pelle della gente sannita.
Posta del 07/12/2009:
E' la scommessa del Governo, che potrebbe finalmente avvicinare il mondo produttivo meridionale ad un Istituto di Credito. I ministri Tremonti e Scajola scommettono gran parte della loro credibilità in questo progetto, anche perché il Mezzogiorno è l’unica parte d’Italia senza banche proprie.
E’ innegabile un certo scetticismo, ma forse è il caso di provarci, tenendo però gli occhi aperti: non sono tollerabili altre fregature!
Le banche che operano nel meridione sono accusate di fare sostanzialmente raccolta di denaro, senza favorire gli investimenti e neppure il credito. È incessante il grido di allarme lanciato da imprenditori, associazioni di categoria e vertici istituzionali “lungimiranti”. In moltissimi casi le banche non finanziano progetti o idee, ma fanno credito soltanto a chi ha consistenti beni patrimoniali da offrire a garanzia. Per non parlare poi del travaglio che vive un giovane che vuole iniziare un’attività e normalmente non dispone di beni immobile da fornire a garanzia. In genere poi bisogna impegnare con fidejussioni immobili che valgono 100 per avere credito fino a 50!
Da qui il passo è breve per individuare le banche come principali responsabili del “gap” economico tra il meridione e il centro nord. L’Italia deve però dare una risposta alla crisi e per questo ha bisogno che l’intero tessuto economico reagisca. Non è più tollerabile quindi una nazione a due velocità. Una risposta può venire da un sistema bancario basato su criteri diversi e comunque composto da istituti di credito che non facciano "cartello". Sembra, infatti, che i principali gruppi creditizi si siano spartiti il territorio e poco importa se i clienti sono insoddisfatti dei servizi offerti.
C’è poco da protestare! Le banche si chiudono a “riccio” e non consentono a “chicchessia” la benché minima critica, offrendo prodotti sostanzialmente uguali. La Banca del Mezzogiorno dovrebbe occuparsi, invece, soltanto di piccolo e medio credito e non trasformarsi in carrozzone. Parte infatti con la rete formata dagli sportelli postali, nonché dalle banche di credito cooperativo e dalle casse rurali. Se sono rose fioriranno, per adesso c’è soltanto molta aspettativa e tanta paura di sbagliare.
Risposta:
Se la Banca del Mezzogiorno (o del Sud) sarà davvero al servizio delle piccole imprese non è dato ancora saperlo. Visti i precedenti lo “scommettiamo che?” resta abbastanza arduo perché è rischioso riproporre, sotto altra forma, un sistema che ha inghiottito in un buco nero svariati miliardi delle vecchie lire (per informazioni vedere alla voce “Cassa del Mezzogiorno”). Le minestre riscaldate, in genere, hanno una bassa percentuale di riuscita. X quanto riguarda la credibilità di Tremonti e Scajola, beh quella se la sono giocata da tempo. Il primo quando si presentò al Tg1 per annunciare la scoperta del famoso buco (ma forse si riferiva a quello di una caramella che aveva in bocca). Il secondo ha un elenco che si perde nella notte dei tempi (o è la notte dei tempi a perdersi nelle sue imperdonabili gaffes).
I dubbi tecnici si possono riassumere in 4 punti:
a) la Banca del Mezzogiorno, essendo una banca di secondo livello senza nemmeno una rete di sportelli e direttori di filiale, potrebbe rivelarsi ancor più centralizzata rispetto alle banche normali (il che sarebbe un danno per i clienti);
b) se l'agevolazione fiscale sulle obbligazioni destinate a finanziare il credito al Sud andrà a vantaggio dei sottoscrittori, potrebbe restare troppo poco per compensare il maggior rischio connesso al credito erogato dalle altre banche;
c) viene aggirato, nella fase iniziale, il controllo della Banca d’Italia, che è l’organo istituzionalmente preposto a valutare la creazione di nuovi intermediari;
d) la nuova Banca rischia di andare in rotta di collisione con le norme italiane e comunitarie in materia di concorrenza, libero mercato e aiuti di Stato, dal momento che si prevede che stipulerà convenzioni con le Poste e che una particolare categoria di intermediari potrà emettere titoli di risparmio i cui interessi saranno tassati con l’aliquota di favore del 5 per cento.
Se son rose fioriranno. Speriamo non si punga nessuno.
Giovanni Pio Marenna
Posta del 26/10/2009:
Cos’è che ci muove? Che ci consente di stare insieme? Cos’è che fa male quando qualcuno ci delude, quando la rabbia si fa vocazione? Di catturare un pensiero un raggio di sole che nemmeno in un sogno hai mai visto?
Ancora una volta abbiamo toccando il fondo del barile..
Ci ritroviamo a fare politica senza senso, una politica corrotta, di mobbing!
E mi chiedo davvero cosa spinge questi personaggi che rappresentano l’Italia a fare il doppio gioco e con quale coraggio sanno mostrarsi ai cittadini nelle loro pose pulite con lo sguardo fiero che ti guarda e dice CREDIMI NON SONO UN CRIMINALE…mi viene in mente di proporre al festival del cinema di Venezia il premio per il migliore attore politico dell’anno; ma credo che anche li il risultato sarebbe falsato.
La politica è l'Arte di governare le società e come tale l’arte crea opere, mi dite questa politica dove ci porta?
Corrompe la società, le coscienze, irrompe nelle tragedie per fare odience e non per ultimo si incastra tra le classi sociale creando un divario sempre più incolmabile, feconda l’odio azzanna i pochi che hanno il coraggio di dire che questa direzione è sbagliata.
Ma la domanda che più preme in me è questa ma noi cosa siamo disposti a dare? Siamo disposti a mettere in gioco i nostri volti la nostra onestà(quella che rimane), siamo disposti gridare forte contro un sistema che tende all’omologazione dell’individuo? Siamo disposti a dire no ogni qualvolta viene calpesta la nostra dignità?
Può un Paese sopravvivere a dei governanti inquisiti? Beh!, sinceramente non lo credo.
Anzi avanza sempre più l’idea che l’Italia ormai sia un paese sazio, che è sprofondato nella sua poltrona un paese che ozia, che non ha grandi spinte…L’Italia è malata dentro, si all’interno del suo sistema politico dove tutti hanno voglia di un posto al sole anzi detta alla Jim Morrison ai suoi 15 minuti di notorietà…
Quello che nessuno ha capito è che le soap-opera le fiction i botta e risposta su questioni quanto mai assurde e patetiche possono interessare i vari produttori cinematografici e televisivi, al massimo posso ispirare i vari Benigni e Grillo …
L’Italia la politica e i cittadini hanno bisogno di interventi strutturali e non di inviti a Palazzo Grazioli o di patti con mafia e camorra, stato è sinonimo di insieme è cioè la sintesi dei mos maiorum di una cultura aperta alle singole novità in qualsiasi campo.
Continuiamo a leggere di diverbi interni ai partiti di scandali e dimentichiamo l’humus della politica cioè il cittadino colui che ti permette viaggiare in auto blu, di mettere i tuoi vestiti firmati e che ogni mese ti lascia pronto sul tuo seggio l’assegno..
Basta con questi scandali basta trattare il cittadino come uno zerbino basta prendere in giro un giuramento preso e fatto a milioni di italiani..
Basta stare nei seggi a 90 anni ci vuole cambiamento idee nuove
Lodi a chi come Urso ha avuto il coraggio di dire che in Italia ci vuole integrazione un piano stilato e scritto che scacci l’odio verso chi è diverso per cultura nazione e religione…
Basta con la Lega che propone solo scontri in piazza e federalismo..L’Italia è una e tutta insieme va salvata la parte marcia non è solo il sud e lo testimoniano i migliaia di giovani che al nord occupano i posti importanti nella ricerca e nelle aziende..
In Italia esiste ancora tutto il terrorismo, la P2, Tangentopoli sono stati solo insabbiati come insabbiati finiranno i migliaia di processi..poi si ci impunta x un gruppo su face book e spuntano condanne mentre chi come Graziano Mesina può liberamente divertirsi su di un’isola dei famosi.
Ma smettiamola davvero sono stanco di essere preso per un cretino, non mi basta e non mi è mai bastato il sorriso di un presidente del consiglio per dire che tutto va bene..
L’Italia ora ha bisogna di rilancio e non di false promesse ha bisogno di certezze e non di ponti progettati su terre e basi friabili ha bisogno di ripulire la sua immagine di far decollare la sua economia di potenziare le sue risorse e non svenderle. L’Italia oggi ha bisogno di rispolverare il vecchio modo di fare politica e di scardinare il vecchio motto: si mangiano loro(riferito ai politici) e mangiamo anche noi. In politica non si mangia, in politica si stringe i denti si cerca di dare il massimo di ciò che si è in politica si lotta per dare voce a tutti e forse l’esempio migliore del politico non è quello di riconsegnare case o fare festa è quella di poter ascoltare vivere ciò che vive la gente come faceva tempo fa un grande Di Vittorio o un certo De Gasperi oppure un intramontabile Berlinguer..
L’ultima nota voglio dedicarla alla mia terra al Sannio, terra nobile sincera composta accogliente fiera dignitosa una terra quanto mai bella ed antica dove la storia si ferma e si vive e mi piange il cuore vederla martoriata dagli scandali di persone senza scrupoli di personaggi politici che ci dimostrano appunto che quel tipo di politica ci porta solo all’autodistruzione alla disconoscenza di chi siamo e di ciò in cui crediamo…
La politica è vocazione non mistificazione, la politica non è corruzione…
Diciamo si al futuro, ma quello vero senza scorciatoie!
Posta del 19/10/2009:
Dott.Villari, mio padre, qualche giorno fa, ha lasciato
questa vita terrena, ringrazio tutta l'unità di terapia
intensiva dell'Ospedale Sacro Cuore", che si è prodigata
instancabilmente alle cure di mio padre e a tutti i
pazienti ricoverati, ma , in questo grande momento di
dolore, non riesco a spiegarmi, il motivo per il quale
mio padre dopo uscito dalla sala operatoria per una
coronografia, non è stato portato direttamente alla
terapia intensiva, ma è stato portato in reparto. Per
quale motivo?
Dopo alcuni minuti, mio padre si è sentito male, e solo
attraverso la nostra segnalazione l'infermiere l'ha cercata,
e dopo urgentemente(solo allora) mio padre è stato portato
in terapia intensiva.
Il liquido di contrasto usato per la coronografia, gli ha
procurato, una sofferenza al rene, forse un blocco renale,
non si sà e da allora è iniziata l'agonia di mio padre,
che non auguro a nessuno, neanche al mio peggior nemico.
Ora, non sono io a giudicare, e forse non ho nemmeno le
facoltà, di capire cosa sia successo veramente,
ovviamente eravamo al corrente della situazione critica di
mio padre...non c'era tempo..., bisognava operarlo.
Non ho dubbi sulle sue competenze in materia cardiologica e
vascolare, ma mi consenta di aggiungere, che in un ospedale
religioso, ci si aspetti molta disponibilità, e
comprensione, quando una mia stretta parente le chiese:
Scusi Dottore, siamo in pena per nostro fratello, Lei disse:
prego.. Professore!
La ringrazio per il suo spirito caritatevole, che la
contraddistingue dagli altri suoi colleghi, che ci ha
aiutato a sperare, e superare questo grande, immenso dolore.
Posta del 25/05/2009:
Leggo con vero piacere della costituzione ad Airola di un gruppo consiliare dei "Cattolici Democratici": una sigla veramente impegnativa!
Già, perchè il filone del cattolicesimo democratico è uno di quelli politicamente e storicamente più blasonati. Richiamarsi a questa precisa cultura politica vuol dire oggi ispirarsi a personaggi del calibro di Dossetti, La Pira, Lazzati, Bachelet: personaggi coerenti che, formatisi nell'ambito del cattolicesimo organizzato, hanno letteralmente creato l'Italia repubblicana; testimoni veri nella costruzione della civiltà dell'amore sognata da Paolo VI.
Pertanto essere cattolici e democratici significa ispirarsi a tutto un mondo culturale che, a detta dei ben informati in ambito ecclesiale, oggi sarebbe superato. E' una scelta coraggiosa!
Tuttavia essere cattolici e democratici in politica richiede, anche oggi e più di ieri, coerenti stili di vita evangelici.
Richiede di possedere un abecedario spirituale (si proprio così...spirituale!) in cui i concetti di bene comune, persona, solidarietà, sussidiarietà siano costitutivi dell'agire politico.
Soprattutto dirsi oggi cattolico democratico significa mettere al centro il concetto di persona nella sua interezza, senza infingimenti e mezze misure.
Significa, qui ed oggi, respingere con forza le pratiche clientelari degenerate di chi ha teorizzato e praticato come moralmente accettabile la sistematica colonizzazione delle istituzioni.
Significa segnare una cesura con i tanti figli della Chiesa campana che in politica hanno svilito con pratiche incoerenti i grandi ideali a cui dicono spudoratamente di richiamarsi tutt'ora.
Significa battersi per una Politica alta e altra che ponga al centro la questione sociale ed, insieme e inscindibilmente, il valore sacro di ogni vita umana.
Se tutto questo sta a cuore ai nostri amici ne sono contento, altrimenti sarò costretto a concludere sconsolato che anche per loro "l’essere cristiani è solo una bella e luccicante etichetta!" (Mons. De Rosa).
Posta del 06/04/2009:
Negli ultimi mesi tutti noi cittadini del Sannio e di Benevento stiamo assistendo al crescere di fenomeni di criminalità, che spesso vanno al di là del singolo episodio rappresentando, invece, elementi di qualcosa di ben più radicato ed esteso. Questo qualcosa va sotto il nome di criminalità organizzata, ma può assumere anche la denominazione di camorra, di mafia, e di volta in volta identificarsi in termini come cosche, clan, 'ndrine. Parole e definizioni che noi sanniti non sentiamo come nostre. Appartengono infatti a culture e a territori lontani dal Sannio e dalla sua storia. Appartengono a fantomatiche terre di frontiera, dove per decenni (a volte oltre un secolo) si sono sviluppati ed accresciuti i fenomeni più noti legati alla criminalità organizzata. Terre che noi cittadini del Sannio continuiamo a rappresentarci come distanti, separate dalle nostre terre da un profondo vallone invalicabile, la fortificazione che ci permette di continuare a dormire sonni tranquilli.
Dietro questa distrazione, sotto questa superficialità, la criminalità organizzata si è invece infiltrata anche qui nel Sannio. Ciò non è dimostrato soltanto dalle indagini della magistratura locale e campana (indagini che peraltro sono state rese note alla cittadinanza soltanto da pochi, audaci organi di informazione): la prova più evidente di questa ulteriore colonizzazione da parte della criminalità campana sta nelle vicende che negli ultimi tempi molti cittadini hanno vissuto e stanno vivendo sulla propria pelle. Si tratta di vicende isolate, sporadiche, che riguardano il singolo più che la comunità. Per questo il tessuto sociale comune, il senso comune che lega noi cittadini sanniti, non vede ancora l'imminente pericolo, nonostante esso sia dietro casa, a volte già dietro la porta e pronto a bussare.
Ma ad essere più miopi in questo contesto non sono i cittadini, singoli o associazioni: sono le istituzioni a mancare qui nelle nostre terre sannite. Qualche iniziativa già viene portata avanti, da scuole ed enti locali. Ma quello che manca è una vera cultura della legalità, che si possa respirare sempre. Quello che manca è l'educazione e lo stimolo delle giovani generazioni, sempre più sensibili al richiamo dei passatempi e delle spensieratezze e sempre meno assidue nella frequenza scolastica. Sono decine e decine i giovani studenti, anche ben al di sotto della maggiore età, che ogni mattina, in qualunque periodo dell'anno, popolano la sola città capoluogo. E non c'è bisogno di andare in cerca di questi fenomeni in zone così dette "disagiate" o "degradate". Ormai marinare la scuola è diventato, quello sì, elemento culturale del nostro tessuto sociale. E la gran parte delle istituzioni sta a guardare.
Assistiamo in queste ultime settimane a una serie di proclami, più o meno sensati e credibili, da parte di amministratori locali che intendono, in questo modo, dare pubblica segnalazione soltanto di quel poco di buono che ci si è impegnati a fare. L'evidenza dei fatti, il reale stato della nostra società sannita in questo momento, viene tralasciato e dimenticato. In ciò giocano un ruolo certamente significativo i media locali, che non trattano gli argomenti più scottanti che sono alla base del pericolo imminente che noi tutti stiamo correndo: nei TG e sui giornali si parla ben poco di quello che realmente succede, ma quello che meno si racconta è il silenzio e la superficialità di un popolo, quello sannita, da secoli abituato a non essere protagonista di fenomeni di grave allarme sociale.
Occorre darsi una mossa, è urgente svegliarsi da questo torpore e iniziare a impegnarsi, tutti insieme, per allontanare il futuro oscuro che già si avvia ad avvolgere il Sannio e la città di Benevento. L'impegno che serve deve provenire soprattutto dagli enti pubblici, dalle istituzioni, dagli organi di amministrazione del territorio. Serve mettere insieme tutte le intelligenze disponibili, raggrupparne delle altre, far sì che l'azione comune possa avere soprattutto nella cittadinanza più attiva il suo motore di propulsione, sia per quanto riguarda le idee che nell'azione concreta. Istituzioni che si fanno da promotrici, privati e associazioni che si impegnano fattivamente, organi di informazione che aiutano a stimolare la partecipazione comune e a tenere alta l'attenzione di tutti. Quello che serve è la reale diffusione di una cultura della legalità che coinvolga tutti i cittadini e che entri di diritto nella mentalità comune delle popolazioni del Sannio.
Posta del 30/06/2008:
Strano paese il mio
Non c'è che dire, abito nel più strano paese del mondo.
Dove il sacro si fonde al profano; dove si cementifica un'area di interesse storico-naturalistico di immensa importanza; dove la storia e le leggende si fondono senza soluzione di continuità.
Se i nostri ragazzi di età scolare dovessero porsi domande o fugare perplessità sulla storia, sulla cultura, sull'ambiente, sul rapporto uomo-terra imparerebbero che Cerreto è il paese “del tutto possibile”.
Possibile rinunciare all'unico reperto, pressochè intatto, della “Cerreto Medievale” adducendo motivazioni bizzarre del tipo: “il comune non ha i soldi” ma, di contro, capace di bruciare in unica sera oltre 80.000 euro (più o meno il doppio di quanto sarebbe costata la “Tinta”) del gramo bilancio sostenuto solo dai cittadini onesti che pagano tutte le tasse. ll paese in cui le piazze sono diventate “laboratorio” di bizzarri architetti che progettano non tenendo conto dei materiali e delle tecniche costruttive praticate nel 700.
Quindi ci ritroviamo “Piazza Vittorio Emanuele” trasformata in una piazza pavimentata con piastrelle regolari di pietra 20x20, arricchita con pietra vulcanica e “Pietra di Cerreto” levigata; gradini “a scomparsa” ed altri che sbocciano da nulla del tipo “ se non stai attento a dove metti i piedi ti trovi a misurare la piazza”.
Un'illuminazione con luci psichedeliche che farebbe invidia Las Vegas. Insomma una piazza più idonea ad essere adibita ad “uscita di una Metropolitana” che una piazza “restaurata” di un paese del '700. Un po' come se, restaurando la Gioconda, il restauratore si prendesse licenza di inserire, sullo sfondo, aerei che volano oppure automobili sulla strada. Vivo in un paese in cui se produci spazzatura indifferenziata paghi 300 euro l'anno ma se la fai differenziata ti arriva la bolletta a 420 euro. Vivo in un paese in cui, quando “si pensano” le cose (non dico di studiate) bisognerebbe almeno informarsi anche sommariamente per non dare agli altri input culturali senza capo né coda.
Ma le cose si fanno “...... a prescindere”, come diceva il buon Totò.
E quando non si hanno né cultura né idee allora si scopiazza di qua e di là cose che i paesi limitrofi fanno da anni.
Si cerca, insomma, di ravvivare l'agonia storica, culturale, architettonica e, perchè no, sociale di Cerreto con manifestazioni di grande impatto scenografico ma vuote di contenuti.
Ed allora si legge sui manifesti affissi dall'amministrazione comunale il programma per l'inaugurazione “dell'area turistica attrezzata” della Leonessa.
Una mega struttura in cemento, legno e pietre che starebbe sicuramente bene sulle dolomiti ma fa a cazzotti sia col territorio su cui è stata costruita sia con le tecniche costruttive ed architettoniche indigene.
Tubi di gomma che alimentano “Fontana S. Angelo” ed una fontanella nata dal nulla; cabine dell'acqua di un acquedotto che ha fatto sgorgare solo miliardi dalle tasche dei cittadini ma che non ha mai portato una goccia d'acqua nelle case dei cerretesi; sbancamento di aree con dei ruderi di un'antica costruzione sotto una roccia per far posto ad una “panchina”. Bhè... che vuoi che sia,erano solo quattro pietre a secco messe una sull'altra!.
Il tracciato del Regio Tratturo, dove fino a qualche mese fa mucche e pecore
pascolavano in totale tranquillità, ridotto ad una pista per fuoristrada che, con le loro ruote ramponate, stanno devastando lo storico tracciato.
E..... dulcis in fundo il convegno sul “mito delle Janare e della Leonessa” tutto santificato con una “Santa Messa”.
da Wikipedia:”Mito Un mito (dal greco ?????, mythos ) è una narrazione investita di sacralità relativa alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente. Di solito i suoi protagonisti sono dei ed eroi.”
Non esiste alcun “mito delle Janare né della “Leonessa”. Le “Janare” o streghe sono personaggi della cultura popolare perseguitate dalla “Sacra inquisizione”, spesso abbruciate vive in pubblica piazza proprio dalla chiesa. Mi pare quindi strana la presenza della chiesa in questo contesto.
Mentre per la “leonessa” non c'è mai stato un “mito” né idolatria. “A Morgia d' Sant'Angl” è stato l'unico luogo del territorio di Cerreto in cui, nel medio evo, si celebrava il culto Micaelico. Se, poi, l'azione culturale è quella di fondere il sacro con il profano, come detto prima, Cerreto è il paese del “tutto è possibile”.
Dal libro “Memorie storiche di Cerreto Sannita”: “Cerretani, siate più estimatori delle vostre glorie. Noi le rapportiamo onde si comprenda quanto siamo delle patrie cose poco curanti e delle straniere estatici ammiratori”. Forse dovremmo far tesoro di ciò.
Pino Fappiano, Cerreto Sannita (BENEVENTO)
Risposta:
Se tutti facessimo tesoro di ciò, certi personaggi, di cui si conoscono vita, morte e miracoli (della serie "tutto è possibile"), non verrebbero proprio votati. A Cerreto come altrove.
GIOVANNI PIO MARENNA
Posta del 05/06/2008:
UN ANNO DELUDENTE
Devo ammetterlo, sono rimasto profondamente deluso dei risultati raggiunti dall’attuale amministrazione ad un anno ormai dall’esito elettorale del 27/05/2007. E come me, credo anche molti concittadini che hanno riposto la loro fiducia in un’amministrazione di centro sinistra.
Spinta da una forte necessità di cambiamento, la lista “Guardia nel Cuore”, risultata vincente con un largo margine di consenso, si presentava agli elettori con un programma elettorale a dir poco ambizioso e si impegnava, fra l’altro, a favorire un profondo cambiamento culturale, a tramutare il modo di interpretare la politica, a profondere un nuovo entusiasmo nel conquistare nuovi orizzonti.
Si indicavano poi una serie di interventi strategici per favorire lo sviluppo locale principalmente imperniato sull’agricoltura e sull’ambiente. Il risultato dopo un anno è sotto gli occhi di tutti. Il programma proposto rivela la sua reale natura di mero esercizio propagandistico: solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere... Se è vero che ancora non sono ben definiti gli assetti politici, e quindi la condivisione di un percorso politico amministrativo condiviso. E pensare che qualche illuso aspettava segnali forti già nei primi cento giorni. La delusione, per quanto mi riguarda, devo essere sincero, pesa molto meno se penso ai “giochini” e tatticismi messi in atto per vincere le elezioni e per dare il benservito all’ex sindaco Falato.
La coalizione attuale, infatti, è frutto di un caotico e frettoloso accordo tra i vertici dei partiti del nuovo centro sinistra, si fa per dire, e il comitato civico “liberi di cambiare” costituito ad hoc in vista delle imminenti elezioni amministrative. Il nuovo però, nonostante l’ingresso dell’UDEUR, è soltanto un’operazione di facciata e si esaurisce sostanzialmente nella lista “Guardia nel cuore”, costituita per lo più dai soliti personaggi ombra e da qualche innesto effettuato “sul filo del traguardo”. Come per incanto, poi, a capo della coalizione, la “grande sorpresa”, si fa per dire, della candidatura Ciarleglio con un vissuto politico di tutto rispetto. Insomma, un politico di razza, nonostante l’età, e dalla lunghissima tradizione di famiglia (ex sindaco, ex assessore, attuale direttore generale del GAL Titerno da diversi anni ed ex D.C.), quale rappresentante della cosiddetta “società civile guardiese”, si fa per dire, che doveva garantire la sintesi tra la componente politica e la componente civica della coalizione. E così che sulla base di tali sotterfugi politici si sono vinte le elezioni. E oggi, ad un anno dal voto, emergono in tutta evidenza i limiti e le contraddizioni interne dell’attuale amministrazione.
Il disagio e la preoccupazione che manifesta l’Assessore Raffaele Garofano sulla situazione amministrativa locale ne mette chiaramente in luce i vizi e la mancanza di una visione comune. Lo spezzatino della delega dei lavori pubblici che fa riferimento addirittura a quattro assessorati costituisce l’esempio più significativo. In un comune che conta poco più di 5000 anime appare come un’offesa e uno schiaffo alla intelligenza di una comunità intera.
Non risulta che le precedenti amministrazioni abbiano mai adottato tale tipo di scelta. L’espediente forse potrebbe trovare una qualche forma di giustificazione in comuni di dimensioni medio-grandi, ma nel nostro piccolo comune non ha alcun senso: se non quello di creare difficoltà e confusione nei ruoli e nelle procedure. Dove non si capisce chi deve fare e che cosa, gli assessori si muovono in ordine sparso a scapito naturalmente della collegialità di governo e della buona pratica amministrativa. Pertanto, “gli appuntamenti mancati” che ne derivano ne sono l’esempio più evidente.
Ora, a mio avviso, lo spezzatino dell’assessorato ai lavori pubblici, ripeto in quattro assessorati, ritengo che sia solamente una “trovata” di qualche “commerciante della politica” che lascia sottendere un impianto amministrativo basato più sul baratto o ricatto politico che a ragioni di ordine funzionale e di buona amministrazione.
E che dire, poi, dell’imbarazzante e diplomatico silenzio che si nasconde sull’increscioso episodio di una rissa scoppiata, pare, tra due assessori e sulle dimissioni del vice sindaco presentate al protocollo dell’Ente? E' accettabile continuare a far finta di nulla? Ho la sensazione che alle tante chiacchiere annunciate in campagna elettorale non si sia ancora in grado di capire cosa bisogna fare. A tal proposito mi sembra molto calzante un celebre proverbio napoletano: “CHIACCHIERE E TABBACCHERE E LIGNAMMO O BANCO NUN NE IMPEGNA” (le chiacchiere e tabacchiere di legno la banca non le accetta come pegno”).
Vincenzo Di Crosta, Guardia Sanframondi (BENEVENTO)
Risposta:
Se i problemi di Guardia sono ridotti ai lavori pubblici suddivisi in quattro assessorati, alla rissa scoppiata tra due assessori e alle dimissioni del vicesindaco, rispetto ad altri paesi state messi bene.
GIOVANNI PIO MARENNA
Posta del 24/05/2008:
Se chiedessimo a Fellini… la scuola di ieri e di oggi
Se potessimo chiedere al Fellini de “La nave va…” di dirci quale “nave” oggi non va, ci risponderebbe sicuramente e con franchezza: la Scuola italiana. Senza usare la solita parola: degrado. Degrado infatti significa caduta di misura, di qualità, di efficienza. Stando alle immagini scolastiche dei suoi films, sembra che la nave della scuola non andasse già a partire da quella dei suoi tempi.
Nella scuola del Fellini, morto nel 1993, c’erano la comicità da innocenza, la retorica pedagogica, l'astrazione dalla realtà sociale ma non la dissoluzione. Pur se circonfusa anch’essa di senso eroico, vigeva tra gli insegnanti l’idea di missione. Avevano recepito da Platone o da S. Agostino che insegnare fosse compito divino essendo l’insegnante un “demiurgo”, uno che apre l’intelletto all’idea e la volontà al bene. Io sono un testimone. Dalla un pezzo in qua, ho visto crescere due cose: l’umiliazione degli insegnanti e la collera sociale contro di essi. Mentre tuttavia era reale l’umiliazione, la collera non mi è parsa del tutto giustificabile. Forse la società che li giudica –e con essa i politici- ha rispettato la loro dignità? Non li ha privati anno dopo anno di autorità morale e di dignità economica, vale a dire di autonomia?
Quando ero studente la parola di un insegnante aveva un gran peso. Chi ha sostituito ora la loro parola, la loro funzione spirituale? Non c’è dubbio: la burocrazia scolastica e la cultura del profitto. Non so se in questi tempi nostri nei quali si accumulano le richieste di pensionamento o di prepensionamento dei docenti, i Ministri dell’ Istruzione si siano ricordati un consiglio di Platone o di Agostino, vale a dire che non ci sarà progresso civico senza restaurare il rispetto e la dignità sociale degli insegnanti. I consigli dei politici mi son sembrati invece demagogici: mentre hanno finto di difendere la libertà degli studenti ed il loro diritto alla formazione, mi è parso che, in realtà, si sono meglio prodigati ad esautorare i maestri. Hanno sostituito i valori con la banalità burocratica mentre la burocrazia ha tolto agli insegnanti il fondamento della loro stessa competenza: la possibilità dello studio o dell’aggiornamento. Senza competenza –lo diceva già Esiodo- si è un nulla. Mi domando anche se i ministri, ed in particolare quella della Istruzione Pubblica fresca fresca di nomina, abbia pensato anche a Tony Blair che nel suo programma aveva messo la scuola al primo posto. Primo posto significa sensibile primato nel bilancio della spesa dello Stato. Il governo italiano arginerà l’esodo dei docenti dalle cattedre?. Impresa ardua, difficile ma non impossibile. Più difficile, se non impossibile sarà invece restaurare il diritto alla competenza e perciò al rispetto. Se a chiedere di uscire dalla scuola fossero solo gli insegnanti egoisti, gli inadempienti e gli incompetenti, pregherei che venissero esauditi all’istante col criterio di liberare il tempio dai mercanti. Ho invece il sospetto che in gran parte si tratti di persone capaci ma demotivate… insomma, disperate. Non vorrei ricorrere alle emozioni, ma penso all’ Angelo azzurro di Heirich Mann dove il professore Unrat, dopo le umiliazioni, si redime ritornando sulla cattedra per morirvi.
Francesco De Nunzio, Reino (BENEVENTO)
Posta del 19/05/2008:
Istituzioni sonnacchiose sui reati di nomadi e clandestini
La recente vicenda dell’accampamento nomadi di Ponticelli smantellato in fretta e furia ha messo in luce in modo chiaro il completo fallimento delle istituzioni. Se infatti da tempo gli abitanti si appellavano proprio alle istituzioni (Comune, Comitati di quartiere, forze dell’ordine) per intervenire sul quel campo e sulle piccole e grandi vicende di illegalità che vi ruotavano attorno senza ottenere alcun risultato è bastata un piccolo episodio a cambiare la storia. A seguito del tentativo di rapimento di un bambino del quartiere da parte di una nomade ne è scaturita la rivolta popolare che ha portato i nomadi del campo di Ponticelli, da cui proveniva la zingarella, ad andar via di fretta e furia temendo rappresaglie. Quello che le istituzioni non hanno potuto o meglio voluto fare è stato fatto dalla popolazione. E’ un dato inquietante che rappresenta in modo inequivocabile il fallimento dello Stato.
Ritornando alla nostra città la questione nomadi e clandestini comincia a farsi sentire anche qui e come a Napoli sembra che le istituzioni siano sonnacchiose rispetto alla situazione. Gruppi di nomadi si trovano sempre più spesso lungo il Corso, immigrati si rendono protagonisti di piccoli e grandi fatti di cronaca. Oltre alle recenti risse tra immigrati ricordo con curiosità l’episodio del ragazzo nomade pestato da altri nomadi perché non voleva consegnare loro il denaro raccolto ai bordi di un semaforo. Di quell’episodio molto si parlò perché ne fu testimone l’assessore del comune di Benevento, De Lorenzo il quale dichiarò di voler utilizzare i vigili per porre fine al fenomeno dell’accattonaggio ai semafori. Le sue intenzioni si sono però scontrate con la realtà poiché niente è stato fatto. Ebbene se la latitanza delle istituzioni beneventane diverrà simile a quella delle istituzioni napoletane allora non è difficile ipotizzare che quando anche a Benevento prima o pi avverrà un grave fatto di cronaca, allora toccherà alla popolazione risvegliare le istituzioni!
Mirco Fusco, BENEVENTO
Risposta:
Gli eccessi sono sempre sbagliati, da qualunque parte vengano. E’ sbagliato l’eccesso di rabbia che ha portato alla rivolta popolare a Ponticelli (e sarebbe sbagliato se venisse fatta a Benevento come nell’intero Sannio). E’ sbagliato l’eccesso di menefreghismo delle istituzioni preposte a risolvere il problema (non è compito dei cittadini farsi giustizia da soli, ma è chiedere a gran voce le dimissioni dei responsabili istituzionali e soprattutto, nel caso di quelli politici, non votarli la prossima volta). Del primo eccesso sono corresponsabili le istituzioni, colpevoli, quindi, due volte. Per non essere latitanti su questo e su altri problemi, basterebbe semplicemente che ognuno facesse il proprio mestiere e il proprio dovere. Tanto più se quel mestiere, quel servizio ai cittadini, è pagato direttamente dagli stessi.
In questa situazione all’italiana un errore non va commesso: fare di tutta l’erba un fascio. E’ inammissibile affermare che poiché molti extracomunitari commettono reati, automaticamente tutti gli extracomunitari che si trovano in Italia sono delinquenti. Sarebbe come affermare che poiché in Italia c’è la mafia, tutti gli italiani sono mafiosi.
GIOVANNI PIO MARENNA
Posta del 17/05/2008:
Detassare gli straordinari: chi ci guadagna di più?
La prima uscita del Governo Berlusconi, per bocca del Ministro Sacconi, è stata la volontà di detassare gli straordinari.
Provvedimento peraltro già annunciato in campagna elettorale.
Proviamo ad esaminarlo, non solo e non tanto sotto l’aspetto politico, ma visto che sono una giovane laureata in economia, vorrei guardarci dentro di più sotto l’aspetto economico, materia, che dovrebbe essere a me più congeniale.
Allora, il nostro sistema retributivo del lavoro dipendente, si basa su una parte fissa stabilita per contratto, cioè concordata fra le parti, sia nel numero di ore prestate, sia nel compenso orario che il datore di lavoro deve al dipendente. Su quest’ultimo, cioè sul compenso, è applicata per legge una tassazione che alla fonte lo Stato preleva su disposizione del Governo. Vi è poi una parte variabile, che è lo straordinario.
In linea teorica, questa parte non dovrebbe esistere. La si è introdotta per rendere il mercato del lavoro più flessibile. Per evitare che dello straordinario si abusasse, si sono stabilite per legge, fra l’altro, due cose; la prima è che non possono essere superate un certo numero di ore mensili, la seconda è che la tassazione dello straordinario, sia di molto superiore del lavoro ordinario. Tutto questo, era frutto di un ragionamento molto semplice; scoraggiare il ricorso allo straordinario e favorire, in qualche maniera, l’occupazione.
Non so se questo era un ragionamento di destra o di sinistra, non sta a me stabilirlo. Ora però le cose cambiano, cambia anche il ragionamento, cambia il soggetto, al centro, non c’è più il lavoro e per esso il lavoratore, ma irrompe prepotentemente il profitto e con esso la crescita, oggi parola molto di moda. Ma crescita di chi? E a quale prezzo?
Si, perché secondo me, vedere qualche decina di euro in più in busta paga a fine mese, certamente al lavoratore fa piacere, ma se poi andiamo a vedere che forse chi ci guadagna di più è il datore di lavoro, se è vero come è vero che il lavoro per sua natura deve rendere e quindi fare aumentare il profitto.
Il lavoratore, viene spinto suo malgrado, a lavorare contro se stesso, in primo luogo perché esposto a più impegno e meno riposo, quindi a minor sicurezza, perché più stanco; in secondo luogo, perché concentra il lavoro su un minor numero di persone, essendo così lui stesso causa di una maggiore disoccupazione. Tutto questo, per quelli della mia generazione, penso sia un prezzo troppo alto da pagare.
Concetta Addona, Pontelandolfo (BENEVENTO)
Risposta:
Più che da pagare, per i lavoratori sarebbe una cifra da ricevere. Anche perché se percepire soldini in più potrebbe essere visto da loro come un peso (per i motivi da te elencati), la tassa in questione che pagano adesso di certo non la vedono di buon occhio. Qualora gli straordinari venissero effettivamente detassati, un operaio metalmeccanico che effettuerà le 250 ore di straordinario, previste dal contratto, potrà “guadagnare” 580 euro in più. Trarrà sicuramente profitto da questa situazione anche il datore di lavoro (cosa più che normale). Ma intanto il lavoratore avrà risparmiato (e quindi intascato) dei quattrini.
Resterebbe piuttosto un altro tipo di problema. Poiché, dati alla mano, il lavoro straordinario lo fanno più gli uomini che le donne, la detassazione degli straordinari favorirebbe i primi, discriminando indirettamente le seconde.
GIOVANNI PIO MARENNA
Posta del 07/05/2008:
Il 2 maggio? Facciamone la Festa dei Precari
Sì alla flessibilità, no al Far West lavorativo. Dev’essere questa la parola d’ordine per i giovani, in Campania e soprattutto nel Sannio, alla vigilia della festa del Primo maggio. Il lavoro è ormai sempre più un’attività precaria, specialmente per le nuove generazioni. I co.co.co, i co.co.pro, gli interinali, gli stagisti e gli eterni ricercatori sono ormai un esercito di semi-lavoratori senza sicurezze né futuro. E forse, un giorno, senza nemmeno una pensione. A loro bisognerebbe quasi intitolare una ricorrenza: insieme al Primo maggio, festa storica e gloriosa del Lavoro, il 2 maggio, festa dei Precari, dei giovani che faticano a trovare un impiego stabile e dignitoso e che per questo non possono progettarsi una vita, né costruirsi una famiglia. Mentre il prossimo premier Berlusconi consigliava matrimoni di comodo quale forma di ammortizzatore sociale, il Partito democratico sviluppava proposte per coniugare flessibilità in favore delle imprese e garanzie per i lavoratori. Ma ancora non basta. Quello della precarietà lavorativa è un tema che deve essere sollevato soprattutto da chi lo vive in prima persona, e quindi da coloro che, a venti, trenta, trentacinque anni, si avvicinano oggi alla politica e alle Istituzioni. Un punto che unisce le nuove generazioni e quelle precedenti, è la sicurezza della persona sul posto di lavoro. Un problema che tocca pesantemente la Campania, una terra afflitta, fra l’altro, dalla piaga del lavoro nero che sfugge ad ogni forma di tutela. E’ inaccettabile che, nel 2008, invece di vivere grazie al proprio lavoro, si debba morire per esso. Tutte le amministrazioni, compresi gli enti locali, debbono per prime garantire che le imprese affidatarie di lavori pubblici seguano gli standard minimi di sicurezza. I sindacati e le associazioni imprenditoriali, da parte loro, debbono collaborare affinché le leggi siano rispettate. Soprattutto, bisogna evitare una guerra fra lavoratori: fra quelli che in tanti anni di lotte sono riusciti ad ottenere garanzie e sicurezze, e i nuovi arrivati, che ancora ne sono sprovvisti. Sbaglia chi pensa che, togliendo diritti ai primi, si possa favorire i secondi. E allora, viva il Prima maggio, Festa del Lavoro sicuro da difendere, e viva anche il Due Maggio, nuova festa nazionale dei Precari: da trasformare, il prima possibile, in lavoratori tutelati e stabili. In lavoratori, insomma, a tutti gli effetti.
Agostino Cumbo,
coordinatore della lista "Progetto Sannio"
Posta del 21/04/2008:
Mi hanno spento l’illuminazione perché ho votato Sannio Democratico?
La sera del 15 Aprile, nel rientrare a casa, dopo aver festeggiato la vittoria del Centro Sinistra, con la elezione, a Presidente della Provincia di Benevento, del Prof. Cimitile, al quale ancora una volta faccio gli auguri di buon lavoro, noto, che due pali della pubblica illuminazione, proprio davanti casa mia, erano spenti.
Attribuendo il fatto alla casualità, il mattino dopo mi reco presso l’ufficio tecnico del Comune di Pontelandolfo e avviso di ciò il capo dell’ufficio, il quale mi promette che avrebbe provveduto ad avvisare la ditta manutentrice.
Tornato a casa, vengo a sapere da mia figlia e successivamente, da una signora vicina di casa, che la sera prima verso le 18,30, degli operai, hanno chiesto dove abitasse Addona Giuseppe, dopo di che hanno armeggiato per alcuni minuti vicino ad uno di quei pali, poi rimasti spenti.
L’indomani, cioè il giorno 17 c.m., ritorno all’ufficio tecnico comunale per chiedere notizie.
Il capo dell’ufficio, mi dice che non aveva avuto tempo, per avvisare la ditta, poiché era stato impegnato, ma che lo avrebbe fatto di lì a poco.
A questo punto, gli riferisco della manomissione di uno dei due pali, da parte di due operai, così come mi era stato riferito da testimoni oculari.
Il responsabile dell’ufficio, dichiarandosi completamente estraneo al fatto, mi chiedeva qualche ora di tempo, per informarsi e capire cosa era successo, per poi farmi sapere.
Cosa che puntualmente ha fatto, pochi minuti dopo, telefonicamente, dicendomi fra l’altro, cito testualmente “….ne ho parlato con il sindaco, il quale mi ha detto che la questione l’ha trattata lui, e che se vuoi spiegazioni devi rivolgerti a lui….”.
Invito che ho subito declinato, leggendolo, forse emotivamente, come un invito a Canossa.
Il tecnico comunale, mi ribadiva ancora una volta che tutto ciò era avvenuto senza che, né lui né altri dell’ufficio ne sapessero niente.
Abbandonato quindi il percorso della casualità, il pomeriggio mi reco da un legale, per avere lumi sereni e il più possibile obiettivi.
Dopo avergli esposto quanto in precedenza, ho telefonato al titolare della ditta addetta alla manutenzione, al quale chiedevo spiegazioni, ed anch’egli mi rispondeva che non ne sapeva niente e mi chiedeva un po’ di tempo per capire.
Nel giro di una lancetta di orologio, il sig. Tedesco, mi telefonava e, fra le altre cose, mi diceva “…c’è un guasto sulla linea, provvederò a mandare un preventivo al Comune e dopo che sarà stato approvato, il guasto sarà riparato…”, al che facevo notare, che sulla rete non c’era nessun guasto, poiché fino al mattino di martedì 15 Aprile, l’illuminazione pubblica era efficiente e solo dopo la manomissione di due operai, avvenuta alle ore 18,30, in pratica dopo che era finito lo scrutinio delle provinciali, non ha più funzionato.
Ciò glielo faceva notare, sempre telefonicamente, anche il mio legale, pregandolo di attivarsi, affinché, senza indugio o furbizie, il caso si risolvesse al più presto.
Il mattino seguente, e siamo così al giorno 18 Aprile, incontrato, casualmente, l’assessore Perugini Nicola, gli chiedevo spiegazioni, ed anche lui si dichiarava non a conoscenza dei fatti, anche lui mi chiedeva un po’ di tempo per informarsi e capire, per poi farmi sapere.
Cosa che ha fatto personalmente, venendo a casa mia, si è scusato per quanto era accaduto, assicurandomi che nessuno degli assessori ne era a conoscenza e che si erano autoconvocati per le ore 12,00, presso la casa comunale, per risolvere il caso.
Alle ore 13,40, sono venuti gli operai della ditta Artistica s.r.l., e nel giro di qualche minuto hanno risolto e, fatte le prove del caso, la pubblica illuminazione funzionava perfettamente.
Come si dice, tutto è bene quel che finisce bene!
Anche se qualche dubbio mi rimane.
Quanto è stato casuale tutto questo?
Perché proprio martedì sera, in maniera così scientifica, dopo lo scrutinio delle provinciali?
Avrà forse contribuito in tutto questo il fatto, noto a tutti, che avrei votato per Cimitile alla Provincia con la preferenza al candidato della lista Sannio Democratico, lista per altro collegata al PD?
Cosa potrà accadere quando chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, potrà e dovrà entrare nelle decisioni con la discrezione?
Sono ancora portato a pensare alla casualità di quanto innanzi detto perché se no, i diritti individuali, sarebbero veramente a rischio e questo, in un Paese civile, in un Paese libero, in un Paese democratico, nel terzo millennio, non è possibile che possa ancora accadere.
Giuseppe Addona, Pontelandolfo (BENEVENTO)
Posta del 14/04/2008:
Quando i politici non centrano l'obiettivo… promozione
San Lorenzo Maggiore. Elezioni concluse. Si contano i voti. Sindaco, vicesindaco ed ex-sindaco, tutti candidati ad una carica alla Provincia. Il problema fondamentale, però, è capire chi di loro ha centrato l'obiettivo che potrebbe risollevare la società laurentina da una stagnazione che dura ormai da diversi anni.
C’è chi mette nero su bianco tutto ciò che pensa di aver fatto di buono per il paese, omettendo il problema di una politica ambientale fallimentare. C'è chi chiede fiducia perché è una persona conosciuta all'interno della comunità, tacendo su una politica giovanile che non ha prodotto alcun risultato. C'è chi punta tutto sulla politica delle infrastrutture, come se il collegamento con la strada SS372 fosse la soluzione a tutti i problemi.
Ciò di cui nessuno parla è dei giovani laurentini. Giovani che sempre più vogliono restare chiusi nel loro piccolo comune e sono sempre più minacciati dal problema della droga e dell'alcol. Di cui mai nessuno vuol parlare.
Nessuno capisce che bisogna creare occasioni che spingano i giovani a confrontarsi con una società più grande rispetto a quella laurentina. Bisogna fare in modo che essi sperimentino nuovi interessi che possano tramutarsi non solo in esperienza lavorativa ma in un momento di crescita culturale e sociale. Bisogna tenere i giovani impegnati 24 ore su 24, far capire loro che non è importante il numero di birre che si riescono a bere in una serata o quanti goal si facciano durante una partita, ma che invece lo è il contributo che ognuno di essi può dare alla crescita di tutta la società.
Senza crescita sociale San Lorenzo Maggiore resterà sempre un paese qualsiasi, importante solo quando bisogna votare.
Un cittadino di San Lorenzo Maggiore (BN)
Posta del 27/03/2008:
Da qualche settimana abbiamo ricevuto le bollette per la tassa sulla spazzatura.
Non è esagerato definire questa tassa più una gabella che una somma equa dovuta per un servizio erogato dall'amministrazione comunale ai cittadini.
Infatti, non c'è niente che sia a vantaggio del cittadino perché i vantaggi, pare, siano destinati ad altri.
Dal portale telematico Sannioweek.it, ho potuto leggere un articolo molto interessante che sintetizza la risposta del sindaco di Cerreto, Avv. Antonio Barbieri, ad una interrogazione fatta dalla minoranza consiliare in riferimento, appunto, all'esosità della tassa sulla spazzatura: la cosiddetta TARSU.
I dati sciorinati, ad una prima e superficiale lettura e così come esposti, sembrerebbero congrui ed inevitabili.
Ma se i dati ufficiali, così come riportati nella risposta dell'interrogazione, sono analizzati nel dettaglio e confrontati con i dati medi nazionali, si possono fare interessanti scoperte come, ad esempio, scoprire che la TARSU applicata alle famiglie cerretesi è una gabella di sapore medioevale anziché il giusto dovuto, da parte del cittadino, per aver ricevuto un servizio.
La tassa è inevitabile né appellabile indipendentemente se il servizio è stato soddisfacente o meno.
La mia riflessione, quindi, ha lo scopo di dare una diversa lettura del problema ai miei compaesani e verificare se l'azione impositrice dell'amministrazione comunale, in riferimento a questo specifico problema, sia stata indirizzata ad un miglioramento della qualità della vita dei cerretesi stessi.
Non è lontano il ricordo dei cumuli d’immondizia sparsi per mesi e mesi lungo le strade del paese ed in prossimità dei plessi scolastici che ci fanno definire la TARSU come ingiusta, esagerata ed iniqua perché riferita ad un servizio dato parzialmente, in modo inefficiente e pericoloso per la salute pubblica di cui non conosciamo ancora gli effetti.
Forse sarebbe stato più logico che noi cittadini anziché pagare una tassa chiedessimo agli amministratori il risarcimento per danni procurati poiché, per loro incapacità, ci hanno obbligati a vivere per mesi in un paese-discarica.
Ma andiamo all’analisi dei dati forniti:
- Dati sulla spesa del servizio dichiarata dall'Amministrazione comunale:
Rifiuti 2006 – Tonnellate di spazzatura indifferenziata smaltite in discarica 1.403,25 – Costo del servizio Euro 364.000,00
Rifiuti 2007 – Tonnellate di spazzatura indifferenziata smaltite in discarica 1.345,98 – Costo del servizio Euro 418.000,00;
Prendiamo in considerazione solo i dati riguardanti l’anno 2007, anno a cui si riferiscono le bollette che siamo in procinto di pagare e che hanno vsito un incremento della tassa del 69% a mq.
La popolazione residente, secondo il censimento del 2001, è di 4.197 cittadini distribuiti in 1.494 nuclei familiari.
Secondo i dati forniti ogni cerretese, in media, produce 320,700 Kg/anno di spazzatura.
Se facciamo una piccola divisione tra le tonnellate portate in discarica ed il costo del servizio ( E. 418.000,00 : T. 1.345,98) notiamo che il comune di Cerreto, per smaltire 1.345,98 tonnellate di spazzatura, ha pagato Euro 310,554 a tonnellata mentre le medie nazionali parlano di una somma pari a 78,24 euro a tonnellata.
Ad essere generosi, raddoppiamo la soma di 78,24 a tonnellata per spese per automezzi, personale (teniamo conto però che il comune di Cerreto Sannita per anni ha usufruito di lavoratori LPU i cui stipendi erano a totale carico dell'INPS, quindi personale a costo zero per l'amministrazione comunale), arriviamo ad una cifra pari ad Euro 156,48 che è ben lontana dai 310,554 a Tonnellata pagata dal comune di Cerreto Sannita per smaltire i rifiuti in discarica.
Sarebbe interessante, a questo punto, conoscere a quanto ammonta il somma totale incassata dall’amministrazione comunale per la TARSU nell’anno 2007 e verificare il relativo differenziale visto che la tassa grava (anche se in misura ridotta) sia sulle case sfitte che in quelle disabitate benché, in queste abitazioni, non ci sia produzione di alcun rifiuto.
Addizionale di Euro 8,80 a tonnellata per mancato raggiungimento, per gli anni dal 2004 al 2007, di un livello di raccolta differenziata di almeno il 35%:
Quando parlavo di “gabella” non parlavo a caso proprio perchè, nella fattispecie, l'imposizione delle somme a titolo di TARSU da parte del comune di Cerreto Sannita avviene in forma alquanto bizzarra. Infatti si fà pagare ai cittadini un’addizionale generata dall’incapacità dell'amministrazione comunale di organizzare il servizio al fine di differenziare almeno il 35%.
Insomma, l'amministrazione comunale non è stata in grado di organizza la raccolta differenziata nei modi e nelle forme di legge, si becca la sanzione di Euro 8,80 a tonnellata che riversa sui cittadini.
Tanto paga Pappacone!
Siccome ci sono palesi responsabilità dirette degli amministratori comunali, sarebbe giusto e logico che la sanzione di 11.844,63 euro sia interamente risarcita direttamente dal portafogli degli amministratori comunali e non prelevarli dai bilanci degli ignari cerretesi.
Chi sbaglia paga!
Insomma, è necessario che finalmente i cittadini comincino a tutelare i propri interessi e vigliare sulle scelte degli amministratori comunali che, come al solito, fanno pagare al popolo i danni prodotti dalla propria incapacità amministrativa.
Dal 2008, con non poche difficoltà, abbiamo iniziato la raccolta differenziata.
Questa “novità” dovrebbe portare risparmi ingenti per i cittadini poiché il materiale raccolto in modo differenziato non va in discarica ma venduto alle ditte specializzate nel riciclaggio.
Alcuni esempi del prezzo di mercato di materiale raccolto in modo differenziato:
945 euro per una tonnellata di alluminio;
610 euro per una tonnellata di polietilene;
475 euro per una tonnellata di carta;
350 euro per una tonnellata di PET – (bottiglie di acqua minerale)
72 euro per una tonnellata di ferro
3.000 euro per una tonnellata di rame (non per niente è definito “l'oro rosso”)
170 euro a tonnellata per il vetro
ecc...ecc.
A questo bisogna aggiungere anche l’umido che, opportunamente trattato, può essere trasformato in concime organico da utilizzare direttamente in agricoltura.
Considerato che nei soli mesi di gennaio e febbraio, come dichiarato dal sindaco, la raccolta differenziata, in media, ha raggiunto il 66,08% (57,96% a gennaio ed il 74,20% a febbraio) il popolo cerretese si aspetta che la tassa sui rifiuti per il 2008 risulti più che dimezzata rispetto a quella relativa all’anno 2007 in quanto vi è un consistente rientro di risorse economiche nel rivendere il materiale differenziato e riciclabile o rigenerabile.
Questa è civiltà e non barbarie.
