Posta & risposta
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Risposta:
Salve a lei.
Partiamo dalla fine. Faccio presente che testi e servizi del vostro giornale non sono mai stati scopiazzati e la sfido a dimostrare il contrario.
In quanto al motivo della sua lamentela, non è l'articolo pubblicato su Sannio Week ad essere lesivo, ma è l'attendibilità mostrata sulla questione che vacilla. Capirà che è un po' difficile essere credibili se, su dei dati di un argomento (che noi contestavamo, ritenendoli improbabili), in meno di 60 giorni, un giornale produca fin dal titolo due conclusioni completamente differenti. Qualcuno dice che solo gli stupidi non cambiano idea. Vero. Ma su dei dati, se vengono elaborate due deduzioni diametralmente opposte o è veritiera l'una o l'altra. Nell'una (quella di luglio) si dava per attendibile tale previsione, piazzando il Sannio come migliore provincia campana e nazionale. Nell'altra, invece, si dava ugualmente per scontata la previsione mettendo in risalto però, nello stesso tempo che, in quanto ad assunzioni, era la stessa previsione a relegare il Sannio all'ultimo posto in Campania e all'84esimo posto a livello nazionale. Entrambe le conclusioni non possono restare in piedi perché sono opposte. Non so se a queste conclusioni c'è arrivato lei e il Suo giornale o chi ha prodotto i dati, non è quello il punto (forse sarebbe anche peggio il fatto che un giornale pubblichi due conclusioni opposte, non elaborate da chi scrive, senza neanche verificare che erano....opposte). Il punto è che sono state pubblicate entrambe. Scrivere questo è, secondo Lei, lesivo de “Il Sannio” o è piuttosto “Il Sannio” che, in questo caso, è stato autolesionista, facendo il più classico degli autogol? Per carità, capita a tutti di sbagliare. Anche a chi ha percepito finanziamenti pubblici per 12.300.000 euro negli ultimi 7 anni.
Sul fatto che nel primo pezzo di luglio relativo ai dati del Ministero del lavoro sulla previsione di nuove assunzioni nel Sannio non sia stata citata la fonte le do perfettamente ragione e mi scuso. E' stato un errore non voluto commesso in buonafede. In quanto, invece, alla sua diffida (?) a citare in futuro Il Sannio Quotidiano “se non per fondate ragioni” (casomai le fondate ragioni sarebbero quelle gradite a Lei?), somiglia più vagamente ad un'intimidazione. E sa, se è così, da queste parti non cediamo alle intimidazioni. Nemmeno se a farle è quello che si auto-definisce “il primo quotidiano di Benevento”.
Risposta:
Quando il nome di una contrada è “Epitaffio”, il presagio che si pregusta è veritiero rispetto a quello che si potrà ritrovare oltre il nome e l’apparenza. Contrada Epitaffio a Benevento è da sempre una delle periferie più vessate, calpestate, abbandonate. Una di quelle aree suburbane cui gli enti pubblici, la vita quotidiana e la lenta evoluzione economica chiedono quello sforzo disumano a cui non si può proprio dare seguito. Una contrada spremuta, scavata fino al midollo, fino a poter usufruire di diritti praticamente assiderati pur non venendo mai meno ai propri doveri.
Contrada Epitaffio è l’ultimo ramo della sagoma di Benevento in direzione Caserta, sulla strada vecchia per Napoli. L’ultimo prolungamento di una città che ha fatto dell’espansione illogica e sragionata il suo cavallo di battaglia. 30 anni dall’ultimo PUC si sentono, e pesano sulle spalle dei cittadini molto di più di quanto non pesino sulla responsabilità politica dei vari consigli comunali intercedutisi in questo tempo.
Una zona, Epitaffio, che è esclusivamente di passaggio, per tutti. Ecco perché ai doveri non può mai venire meno, quella contrada, attraversata com’è dalla strada statale 7 Appia dove quotidianamente ci passano migliaia di autovetture e camion di ogni forma, ordine, grandezza, provenienza e direzione. Una contrada gravata dalle indifferenze e inadempienze politico-amministrative di enti locali e partiti politici che, in decenni di promesse roboanti, non sono stati in grado neanche di pensare la costruzione di una via alternativa che decongestionasse proprio l’Appia, rendendola una strada piacevole ed abbassandone il tasso di pericolosità, tra i più elevati possibile se si guarda al numero di morti.
A tal proposito, le domande e le riflessioni che l’ex direttore dell’EPT di Benevento, Giovanni La Motta, ha affidato a Sannio Week sono quanto mai condivisibili e non possiamo che dare la massima risonanza possibile, pur essendo “costretti” a rigirarle a chi di dovere. Il Comune di Benevento, nello specifico, che con delibera del Consiglio Comunale numero 32 del 31 maggio 2010 ha approvato il progetto esecutivo per la realizzazione del “Ponte Epitaffio”. Costo dell’opera: 400mila Euro, rientranti nel Piano Annuale delle Opere Pubbliche predisposto dall’ex assessore ai Lavori Pubblici (oggi assessore al niente) Aldo Damiano. Dalla delibera di Giunta che parla della rimodulazione dell’importo di spesa (vedi seguente indirizzo: http://www.comune.benevento.it/cittabenevento/atti08/allegati/2010/241.pdf) non si comprende nulla di specifico su questo progetto a parte che si tratterebbe di un ponte parallelo all’Appia per andare e venire da Epitaffio a Benevento Libertà. Nessun ulteriore dettaglio anche perchè è noto (ma forse non abbastanza) che sul sito del Comune di Benevento non sono mai stati pubblicati neanche per estratto i documenti delle delibere del Consiglio Comunale. Una cosa certa è che questa opera, tendenzialmente pronta per la realizzazione già a giugno, giace insieme ad altre nei cassetti del Settore Tecnico.
La Motta ha ragione quando implicitamente sottolinea l’importanza data dal Comune al PIU Europa, o a progetti di assoluta “riqualificazione” come il cambiamento di mattonelle qua e là lungo i marciapiedi. Ebbene, il punto è proprio questo: la Giunta Pepe ha disegnato la Benevento a due velocità, dove quello che sta in centro e sotto gli occhi di tutti conta molto di più di quello che sta nel degrado, in periferia, nel sottobosco. Un concetto per il quale la precedente Giunta D’Alessandro ha perso le elezioni comunali 2006 non riuscendo ad essere rieletta alla guida della città. Ora bisognerà osservare se i cittadini di Benevento sapranno avere memoria lunga, o corta. Di certo la disinformazione “gossippara” che ogni giorno tiene aggiornata la cittadinanza sugli ultimi intrighi di palazzo circa i candidati a sindaco, non può far altro che distogliere l’attenzione da quelle che sono le vere questioni: l’azione amministrativa che incide concretamente sulla vita quotidiana della gente. E i residenti di Contrada Epitaffio lo sanno bene quanto incide…
Risposta:
Se la Banca del Mezzogiorno (o del Sud) sarà davvero al servizio delle piccole imprese non è dato ancora saperlo. Visti i precedenti lo “scommettiamo che?” resta abbastanza arduo perché è rischioso riproporre, sotto altra forma, un sistema che ha inghiottito in un buco nero svariati miliardi delle vecchie lire (per informazioni vedere alla voce “Cassa del Mezzogiorno”). Le minestre riscaldate, in genere, hanno una bassa percentuale di riuscita. X quanto riguarda la credibilità di Tremonti e Scajola, beh quella se la sono giocata da tempo. Il primo quando si presentò al Tg1 per annunciare la scoperta del famoso buco (ma forse si riferiva a quello di una caramella che aveva in bocca). Il secondo ha un elenco che si perde nella notte dei tempi (o è la notte dei tempi a perdersi nelle sue imperdonabili gaffes).
I dubbi tecnici si possono riassumere in 4 punti:
a) la Banca del Mezzogiorno, essendo una banca di secondo livello senza nemmeno una rete di sportelli e direttori di filiale, potrebbe rivelarsi ancor più centralizzata rispetto alle banche normali (il che sarebbe un danno per i clienti);
b) se l'agevolazione fiscale sulle obbligazioni destinate a finanziare il credito al Sud andrà a vantaggio dei sottoscrittori, potrebbe restare troppo poco per compensare il maggior rischio connesso al credito erogato dalle altre banche;
c) viene aggirato, nella fase iniziale, il controllo della Banca d’Italia, che è l’organo istituzionalmente preposto a valutare la creazione di nuovi intermediari;
d) la nuova Banca rischia di andare in rotta di collisione con le norme italiane e comunitarie in materia di concorrenza, libero mercato e aiuti di Stato, dal momento che si prevede che stipulerà convenzioni con le Poste e che una particolare categoria di intermediari potrà emettere titoli di risparmio i cui interessi saranno tassati con l’aliquota di favore del 5 per cento.
Se son rose fioriranno. Speriamo non si punga nessuno.
Giovanni Pio Marenna
Risposta:
Se tutti facessimo tesoro di ciò, certi personaggi, di cui si conoscono vita, morte e miracoli (della serie "tutto è possibile"), non verrebbero proprio votati. A Cerreto come altrove.
GIOVANNI PIO MARENNA
Risposta:
Se i problemi di Guardia sono ridotti ai lavori pubblici suddivisi in quattro assessorati, alla rissa scoppiata tra due assessori e alle dimissioni del vicesindaco, rispetto ad altri paesi state messi bene.
GIOVANNI PIO MARENNA
Risposta:
Gli eccessi sono sempre sbagliati, da qualunque parte vengano. E’ sbagliato l’eccesso di rabbia che ha portato alla rivolta popolare a Ponticelli (e sarebbe sbagliato se venisse fatta a Benevento come nell’intero Sannio). E’ sbagliato l’eccesso di menefreghismo delle istituzioni preposte a risolvere il problema (non è compito dei cittadini farsi giustizia da soli, ma è chiedere a gran voce le dimissioni dei responsabili istituzionali e soprattutto, nel caso di quelli politici, non votarli la prossima volta). Del primo eccesso sono corresponsabili le istituzioni, colpevoli, quindi, due volte. Per non essere latitanti su questo e su altri problemi, basterebbe semplicemente che ognuno facesse il proprio mestiere e il proprio dovere. Tanto più se quel mestiere, quel servizio ai cittadini, è pagato direttamente dagli stessi.
In questa situazione all’italiana un errore non va commesso: fare di tutta l’erba un fascio. E’ inammissibile affermare che poiché molti extracomunitari commettono reati, automaticamente tutti gli extracomunitari che si trovano in Italia sono delinquenti. Sarebbe come affermare che poiché in Italia c’è la mafia, tutti gli italiani sono mafiosi.
GIOVANNI PIO MARENNA
Risposta:
Più che da pagare, per i lavoratori sarebbe una cifra da ricevere. Anche perché se percepire soldini in più potrebbe essere visto da loro come un peso (per i motivi da te elencati), la tassa in questione che pagano adesso di certo non la vedono di buon occhio. Qualora gli straordinari venissero effettivamente detassati, un operaio metalmeccanico che effettuerà le 250 ore di straordinario, previste dal contratto, potrà “guadagnare” 580 euro in più. Trarrà sicuramente profitto da questa situazione anche il datore di lavoro (cosa più che normale). Ma intanto il lavoratore avrà risparmiato (e quindi intascato) dei quattrini.
Resterebbe piuttosto un altro tipo di problema. Poiché, dati alla mano, il lavoro straordinario lo fanno più gli uomini che le donne, la detassazione degli straordinari favorirebbe i primi, discriminando indirettamente le seconde.
GIOVANNI PIO MARENNA
